(…) Per quanto La divisione della gioia non possa intendersi un libro di poesie d’amore, per lo meno non nel senso classico di una sorta di canzoniere dedicato, in queste pagine l’amore gioca un ruolo fondamentale perché è indubbiamente amorosa la vicenda che vi si narra. Di questa ambientazione in cui il tempo non è affatto lineare, è complice un particolare modo di riferire lo straniamento paesaggistico e ambientale che ospita più che la vicenda, la sua memoria. Portati sull’avviso da una citazione delle stesso autore ci accorgiamo che anche il linguaggio suggerisce una location ulteriore che Testa chiosa dall’orizzonte dei quadri di Edward Hopper. Qui l’autore come nei quadri di Hopper, con il medesimo tacere una realtà apparentemente nitida nei contorni, intende la sua poetica anche come lo sfondo che possa legare i rapporti tra cose e persone a una necessità del tutto estranea, anche a coloro che vi prendono parte. Quella del poeta in queste pagine è soprattutto una prospettiva introflessa che avvalora lo strano lucore che talvolta la materia vissuta trapela, un riverbero che la ammette poeticamente a una certa catalogazione ma che la ammanta anche della sorpresa di esistere in un dettaglio che poco o nulla spieghi del suo fenomeno. (…)
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