Leone Andrea, L’ordine

Mio battito soldato, confessa
la guerra da cui sei guarito, dì quando
hai vegliato lo sbaglio, di’ quando
attraversavi i doveri avversari

L’ordine, Andrea Leone

La vita felice, Milano, 2006  

donato da Viviana Scarinci

(…) Da qui, inoltre, tutto il comprimersi tipico di Andrea Leone poeta, quasi a raggrumare nel verso quell’energia che altrove, nei suoi romanzi trova respiro e ampiezza, realismo e situazioni. Qui no, qui tutto si restringe in una linea verticale e denudata, senza sviluppo, senza tempo. (…) dalla prefazione di Milo De Angelis

Deserti della disciplina: torna l’inverno, il vero millennio identico, torna la scienza delle tragedia, torna la stanza della sentenza. L’evento del dovere e il metodo del freddo, l’esattezza dell’unica, vecchia epoca, festa nera che si sposta. In me la distruzione ha ancora temi, annali, oggetti; mentre parlo incendio la biblioteca delle morti precoci, i luoghi vertiginosi e i compiti, ciò che dice e vince, il periodo divino, ciò che compie e decompone. E’ certo ormai: è questo il mio volto. Questi siamo i molti nomi del racconto. Scrivo, salvo sul calendario il genio geometrico di questo corpo. Correggo me stesso; perdono; voglio. Questa è la bellezza la luce che ci distrugge, la malattia fulminea che interrompe un’eterna estinzione.  Il gesto violento in seconda liceo si compie adesso, appari tra i banchi di via Cadorna, partecipi allo spettacolo sul palcoscenico del primo secolo solo adesso: perché è adesso, su questo treno, tra Modena e Bologna, una sola volta, che tutto è stato vero. a.l.

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