.. Mi piacerebbe che questo libro andasse in mano ai giovani che sentono un poco di essere poeti, agli insegnanti di lettere, i quali potrebbero scoprire qualche poeta in più, ai poeti stessi che – sebbene non tutti – hanno colpevolmente quasi smesso di leggere poesia e critica sulla poesia; mi piacerebbe che andasse ai cantautori… al Corriere della Sera e ad altri meritevoli giornali che non pubblicano più neanche una poesia… come facevano in passato, e se qualcuna, allora, ci toccava il cuore la si ritagliava per incollarla sulla nostra agenda, o si ricercava il libro che la conteneva; mi piacerebbe infine che La luce dei cristalli di Arnaldo fosse un generoso sostegno, un esempio, ma non l’unico, per chi comincia oggi (o domani non importa) a scrivere qualche timida recensione a un lodevole libro di poesia. Antonio Seracini
Ederle Arnaldo, la luce dei cristalli
Bonaccorso editore, 2008
donato da Arnado Ederle
Sebbene non lo dichiari mai apertamente, Caproni sa che il suo “luogo” confina con tre regni: il regno dei Morti, che nessuna resurrezione riporterà in cielo o in terra; il regno dell’Altro, dove gli antichi geografi avevano sistemato il trono di Dio: il regno del vuoto (Citati). Questi tre regni sono il terreno di caccia del poeta, del suo vagare dentro l’estremo esilio, la suprema esclusione. La condizione è la più disperatamente propizia per scandagliare il luogo, al termine “giurisdizionale”, al “confine”, all’ultimo “albergo”, e per cercare al di là del bene e del male. Dall’ultimo borgo il cacciatore non si muoverà più continuerà a guardarsi intorno non trovando che il “tranquillo niente” (…) Un andamento per divaricazione, dunque, che sembra essere stato intrapreso nello stesso momento, partendo, nello sviluppo tematico, dallo stesso punto: la “Bestia” del Conte, nascosta e introvabile, inabbattibile da qualunque arma e da qualsiasi cacciatore e la Res inappropriabile e infigurabile, entrambe forze celate, mimetizzate in luoghi e spazi impensabili, “perduti” fin dalla stessa nascita dell’uomo dietro la “porta/cieca che reca/dove si è già/e divelta/resta biancomura e intransitiva”. Ederle su Caproni


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