Ghignoli Alessandro, Silenzio Rosso
Via del vento Edizioni, 2003
Donato da Viviana Scarinci
“Ho riposto tutte le certezze, il sapere e le ovvietà delle sicurezze, ne sono uscito quello che sono: uno stare nell’esserci, un continuo cercare atti. Gli altri si propongono e svaniscono come i giorni, gli echi, gli istanti accumulati sotto un diluvio, uno scroscio di sguardi privati.
Ne sono uscito.”
p. 23
Silenzio Rosso su poesia2punto0
dalla nota al testo di Giancalo Sissa
E l’accostamento al Libro delle inquietudini appare allora particolarmente pertinente; anche qui come nell’opera di Pessoa, la realtà si costituisce come dialogo sognante fra interno ed esterno fino a definirsi, come dice benissimo Ghignoli, “memoria in costruzione”. “Una pellicola di soli sfondi” si lascia squarciare nelle pagine di Alessandro dall’acutezza di uno sguardo interiore che sa muoversi “nel punto di mezzo tra realtà e irrealtà” e fa nel tempo (“Ore, secondi su secondi, minuti e ore”) misurazioni continue di “Una nuova casa senza chiavi, senza finestre da aprire, senza camere da abitare, presa in affitto come un litigio mai terminato” che un altro grande poeta italiano (penso a Valerio Magrelli) troverebbe pertinente collegare non solamente a uno status dell’io moderno, solo apparentemente remissivo, ma anche più in generale a un possibile metodo conoscitivo insito in una buona parte della migliore scrittura (in versi e in prosa) contemporanea non solo in Italia: “traslocare un corpo in nuovi pensieri non è tradurre i pensieri in parole, è creare dal nuovo una topografia di emozioni, un’etimologia di avvenimenti che ancora non conosciamo” p.29

