da Vdbd → tre poesie d’amore di Giovanna Sicari
(estratto) Dammi, dammi un amore che obblighi
al silenzio, che abbia ossigeno e ventate
secondo l’uso del corpo e della mente, che possa
entrare nella cruna celeste al ritmo veloce del fuoco. Giovanna Sicari
da punto critico → Tre lemmi di Giuliano Mesa
(incipit) Ascolto. Una delle caratteristiche dell’uomo “occidentale”, opulento e mediatico (e opulento, ricordiamolo, anche nella sua relativa povertà, rispetto alle povertà estreme sofferte dalla maggioranza degli uomini d’oggi) è la logorrea: un “flusso di logos” che sembra ormai refrattario ad ogni astringente (ed anzi: l’internet ha s-frenato anche le inibizioni residue). Che questa logorrea sia la negazione in atto dell’ascolto, è evidente. Ma è anche negazione in atto dell’ascolto interiore, che vuole silenzio.
(estratto) “Quando nel maschio si fa sentire l’impulso sessuale (libido), qualcosa comincia come a turbinare dentro di lui come un mulino, poiché i suoi fianchi sono come la fucina in cui il midollo invia il fuoco affinché venga trasmesso ai genitali del maschio facendolo bruciare … Ma nella donna il piacere (delectatio) é¨ paragonabile al sole, che con dolcezza, lievemente e con continuità imbeve la terra del suo calore, affinché produca i frutti, perché se la bruciasse in continuazione nuocerebbe ai frutti più che favorirne la nascita. Così nella donna il piacere con dolcezza, lievemente ma con continuità produce calore, affinché essa possa concepire e partorire, perché se bruciasse sempre per il piacere non sarebbe adatta a concepire e generare. Perciò, quando il piacere si manifesta nella donna, è¨ più sottile che nell’uomo, perché il suo fuoco non arde in essa con la stessa forza che nell’uomo. “Liber causae et curae, pp. 69-70, 76
da Poetarum Silva →Adriano Spatola – poesie (da riscoprire)
(Incipit) Similitudine è il suo viaggio inaspettato provocato da irruente debolezza per la teoria della valvola di sfogo dentro vagoni luridi e impestati da viaggiatori colpiti da incertezza un modo come un altro di lasciarsi andare di cadere e cadere senza precipitare. Adriano Spatola
